domenica 23 gennaio 2011

HEREAFTER – capolavoro mancato

Nonostante la grandissima commozione e il grande coinvolgimento che questa pellicola sa suscitare, Hereafter non è privo di difetti.
Come già per il precedente Invictus, noi fan del grande vecchio Clint, rischiamo di uscire dal cinema dicendo:
“Beh...non è Gran Torino.”
Traduzione: non è quel capolavoro che potevamo aspettarci.
Su un piatto della bilancia mettiamo innanzi tutto quello che c'è di buono e, a ben vedere, troviamo parecchi ingredienti, ognuno di qualità sopraffina.
L'inizio del film è travolgente, proprio come lo tsunami messo in scena.
Ci sembra di vivere quegli attimi di panico assoluto come la protagonista. Un gigantesco fiume d'acqua ci trascina via insieme a lei.
Brandelli di “realtà” vengono colti un po' in soggettiva un po' no, con un mirabile impatto d'insieme (grazie a regia/effetti speciali/montaggio/suoni) che porta la nostra compartecipazione a livelli quasi intollerabili, tanto che ci ritroviamo come Marie (giornalista francese vittima della catastrofe) sopraffatti e sospesi tra la vita e la morte.
Questo incipit spettacolare, con la mano felice di Eastwood che si estende anche su una grandiosa scena d'esterno, ci introduce in realtà ad film di introspezione, silenzi, solitudine e mistero dove le storie di tre vite (Marie la sopravvissuta, Marcus il gemello spaiato e George il sensitivo) sono fatalmente portate ad incrociare i loro destini.
La vita dopo la morte e il possibile ritorno da quest'ultima (Near-Death Experiences) è il pretesto per unire queste vite, così distanti tra loro sia geograficamente (Parigi, Londra e San Francisco) che umanamente (lei brillante, ricca e famosa, il bimbo con gravi problemi familiari, il sensitivo in profonda crisi esistenziale).
E' questo che contribuisce a sbilanciare l'attenzione dello spettatore.
Da un lato, in special modo nella prima parte, il film prosegue magistralmente, lasciandoci il tempo di assaporare tutto il gusto dell'introspezione che sa ispirarci, con classe, eleganza, grande emozione.
Dall'altro, crea grandi aspettative, come grandi sono i dubbi e le domande su cui ci induce a riflettere, per poi disattenderle nel secondo tempo con in più un finale che, a parer mio, arriva troppo presto.
Intendiamoci: è un grande pregio di questa pellicola presentare (e con lo stile meraviglioso di Eastwood) determinati argomenti e non è certo compito del regista rispondere pedagogicamente a siffatti misteri.
Ma l'assenza di un buon quarto d'ora di film per scavare ancora più a fondo pesa sulla citata bilancia come un macigno.
Sul fatto che poi la conclusione “di maniera” fosse l'unica possibile si potrebbe ancora discutere: di sicuro era l'unica auspicabile sia per l'ottimo e convincente Matt Damon (George il solitario) che per la bella e brava Cécile De France (Marie la rinata).
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sabato 8 gennaio 2011

MEGAMIND – quando non basta essere perfetti

L'azzurro protagonista di questa pellicola, super-malvagio solo in teoria (poiché da subito si capisce che la sua cattiveria non è innata, ma è frutto del casuale influsso dell'ambiente circostante), possiede un'intelligenza talmente perfetta che da sola potrebbe valergli la conquista della felicità.
Ma, come imparerà a sue spese, avere tutto non basta.
Così pure noi spettatori impareremo la stessa lezione a nostre spese, ovvero: pur trovandoci di fronte ad un'ottima pellicola, ci accorgeremo che la straordinaria confezione non basta a soddisfarci del tutto.
Da un punto di vista tecnico, questo film d'animazione è ineccepibile.
Basti pensare alle accattivanti meraviglie tecnologiche, frutto di infiniti rimandi a cinema/fumetto/animazione di genere, alla simpatia dei personaggi dai grandi occhioni o alla particolare cura nella riproduzione della luce che esalta la resa scenografica dell'insieme.
In egual misura, risulta impeccabile la trama, anche questa imbastita intorno ad appropriate citazioni per cinefili e raffinati cliché fantascientifici, il tutto condito dalle più classiche gag della migliore commedia americana.
Il limite nella riuscita del film sta proprio in tutta questa “perfezione” che appare fin troppo costruita a tavolino e fin troppo ricca e artificiosa. Difficile appassionarsi veramente a questa girandola di già visto sebbene sia curata in ogni minimo dettaglio.
Qualcosa di piacevole e divertente i bambini lo troveranno comunque e probabilmente vi diranno che il film gli è piaciuto, ma risate sguaiate e occhi sognanti o aggettivi superlativi come un semplice “bellissimo” non potranno mai essere attribuiti a questo MEGAMIND che, con tutte le migliore intenzioni, non supera le tre stelle.
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giovedì 6 gennaio 2011

HARRY POTTER e i Doni della Morte - Parte I

La furbata di dividere in due l'ultimo capitolo cinematografico della saga di Harry Potter per raddoppiare gli incassi al botteghino, marciando sulle aspettative dei fan, va presa per quel che è: un'ottima operazione commerciale messa in atto da chi sforna film per fare soldi.
Sdegnarsi è inutile. Anzi.
Superata la scocciatura di dover pagare due volte l'esorbitante prezzo del biglietto, a noi appassionati di fantasy della prima ora questa scelta non deve dispiacere più di tanto.
Raddoppiando anche il tempo a disposizione per raccontare in immagini l'universo di lady J. K. Rowling, non avremo più modo di lamentarci per i dolorosi tagli a passaggi fondamentali e per gli spaventosi buchi di sceneggiatura messi tristemente in atto nel precedente H. P. e il Principe Mezzosangue.
Fatte comunque un minimo di concessioni al linguaggio e all'impianto drammaturgico del grande schermo rispetto al testo scritto, questa prima parte de I Doni Della Morte risulterà alquanto soddisfacente.
Ritmi e atmosfere sono abbastanza aderenti al libro, le scene chiave vengono rispettate, la fotografia è ottima, gli effetti speciali non prendono il sopravvento a discapito della storia (che, va detto, a questo punto è comprensibile solo a chi ne sa già qualcosa) e alcune soluzioni visive sono addirittura eleganti, come la mirabile sequenza animata della fiaba dei tre Doni.
La recitazione del protagonista è ancora una volta al di sotto delle aspettative e la bella Emma Watson riesce sempre (ma ci vuol poco) a rubare la scena ai suoi coetanei proprio come il suo personaggio Hermione fa di default nei libri, ma tutto il resto merita di essere visto.
E, a quasi due mesi dall'uscita, è ancora possibile farlo in qualche cinema.

domenica 2 gennaio 2011

RAPUNZEL – la “magia Disney” si rinnova

E va bene: cantano.
A Roma c'è il Colosseo, a New York la Statua della Libertà e nei cartoni Disney le canzoni: sono realtà inamovibili.
Paghiamo il piccolo dazio alle inevitabili performance musicali sempre con la stessa sequenza (eroina/strega/coro da taverna/duetto) e andiamo oltre.
Non ce ne pentiremo.
L'originale Raperonzolo dei Fratelli Grimm è un'altra cosa, ma la rivisitazione della fiaba è lo stesso ben riuscita, con una sceneggiatura dinamica e brillante da un lato, tenera e poetica dall'altro, proprio con quel giusto equilibrio tra divertimento e spunti di riflessione non sempre facile da raggiungere.
La conversione alla computer-grafica nell'elaborazione dei fondali e nei particolari non toglie troppo al magico tocco del “disegno alla Disney” e anzi lo arricchisce nello spettacolare tripudio di dettagli e virtuosismi scenografici, vera festa per gli occhi.
La resa dei personaggi è convincente, la coreografia delle scene d'azione è ritmata a puntino, la cura delle espressioni facciali e dei dialoghi da brioso action-movie è ottimale.
Anche gli immancabili animali che affiancano i protagonisti sembrano rinnovarsi in un più moderno omaggio alla caratterizzazione in stile Anime giapponese, specialmente nel camaleonte “da compagnia” di Rapunzel, mentre il temibile destriero da battaglia Maximus, che fa da nemesi al fascinoso ladro Flynn Ryder, è uno spassoso e godibilissimo mix tra famosi predecessori equini (primo fra tutti il cavallo Sansone de La Bella Addormentata Nel Bosco) e un integerrimo cane poliziotto.
Non c'è dunque da restare delusi ed è perciò consigliata la visione di questo 50° film animato della storica casa cinematografica... perlomeno in dvd, dato il ritardo di questa mia recensione.

martedì 2 novembre 2010

CIAK & INCEPTION: quando un sogno diventa realtà

Tra i circa 2.000 lettori che hanno inviato la loro recensione di INCEPTION alla nota rivista di cinema, CIAK ha selezionato 25 fortunati da premiare con la mitica trottola di Cobb formato portachiavi e la pubblicazione di alcuni stralci delle critiche vincenti nel numero di Novembre.
A pag. 5, in mezzo a quei 25 nomi c'è anche il mio - Catia Pieragostini, Bologna - mentre qui di seguito riporto la recensione che ho dovuto ridurre a 1500 battute per poter partecipare. Quando il sogno (tra scrittura e cinema) diventa realtà...



E' meno innovativa di MEMENTO e meno impeccabile di THE PRESTIGE, ma l'ultima fatica di Nolan merita senza dubbio una visione su grande schermo.
Nell'immediato futuro lo spionaggio industriale si pratica carpendo i segreti direttamente nella mente dei magnati, introducendosi nei loro sogni. A Dom Cobb, ladro più abile tra tutti gli
estrattori, viene però chiesto di innestare un'idea anziché rubarla.
Questa la premessa d'INCEPTION: qui “
il virus più resistente è un'idea”, i sogni possono essere condivisi da più persone contemporaneamente, le difese del nostro subconscio indossano giacca e cravatta sparando con armi di grosso calibro.
E' il più sofisticato degli action movie dove inseguimenti, sparatorie e scazzottate acquistano nuova credibilità perché si svolgono nelle menti dei protagonisti sognatori. Nei sogni, si sa, tutto è possibile, come al cinema, e il
sogno nel sogno prende vita sia all'interno della storia che sul grande schermo.
Qui personaggi come il Falsario spiegano in due parole le teorie junghiane meglio del vostro psicanalista, con
qualità tecnica e artistica dell'insieme a compensare qualche buco nella linearità dei concetti esposti.
Infine, bando al cattivo di turno che qui non c'è: i pericoli derivano tutti dalla nostra mente, cioè dalla mente del tormentato/tenace Cobb-Di Caprio, davvero
in parte nel dare vita, con la Cotillard, alla parallela trama romantico-drammatica fusa con quella d'azione.
Un imponente, raffinato, intenso gioco di scatole cinesi...

domenica 31 ottobre 2010

CATTIVISSIMO ME - adorabile semplicità

Graficamente appagante e molto ben riuscita nella caratterizzazione dei personaggi, questa pellicola animata inaugura con delicata simpatia la sfida che la Universal lancia alle “veterane” DreamWorks e Pixar.
Non sarà un capolavoro di meravigliosa ed esilarante originalità come tanti tra i titoli delle due Case appena citate, ma 'Cattivissimo Me' presenta comunque innumerevoli occasioni di sorriso come di tenerezza, nonché piacevoli e gustose soluzioni di sceneggiatura.
In un mondo dove è aperta la gara tra chi è il più cattivo di tutti ed esiste una banca che segretamente incentiva i più fantasiosi crimini contro l'umanità, il crudele di professione Gru si contende il primato di miglior “despicable” col più giovane Victor/Vector.
Per vincere la sfida e portare a termine un'impresa impossibile (rubare la luna), i due si combattono con l'ausilio di stupefacenti tecnologie, finché Gru non intuisce che avrà bisogno di un insospettabile elemento umano (ovvero tre orfanelle) per poter penetrare nella fortezza del rivale e privarlo di uno straordinario miniaturizzatore.
Ma l'elemento umano, si sa, è il più imprevedibile di tutti, recando con sé effetti collaterali che vanno a minare gli insani principi di inossidabile cattiveria del nostro Gru...
Questa storia assai lineare e già nota è però trattata con giusto brio e misurato buongusto e ha una nota di merito non da poco nel presentare finalmente tutte gag comprensibili non solo dal pubblico adulto, ma anche e giustamente dai bambini.
Persino le numerose citazioni cinefile (una per tutte, la scena allo specchio di Taxi Driver “Stai parlando con me? No dico, stai parlando con me? ”) sono confezionate in modo impeccabile perché possano suscitare le risate dei più piccoli e questo è senza dubbio un pregio non trascurabile.
Oscar alla simpatia, infine, per l'esercito dei Minions, gli ominidi gialli tuttofare nel laboratorio segreto di Gru: un perfetto incrocio tra gli Umpa Lumpa di Willy Wonka e i Little Green Men di Toy Story davvero spassoso.
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martedì 5 ottobre 2010

INCEPTION - Il sogno secondo Nolan

Sebbene meno sobrio, rigoroso e innovativo di MEMENTO, con un meccanismo non del tutto perfettamente oliato rispetto all'impeccabile costruzione di THE PRESTIGE, quest'ultima fatica del regista e sceneggiatore Christopher Nolan merita senza dubbio una visione su grande schermo.
In un futuro nelle nostre immediate vicinanze, dove lo spionaggio industriale si pratica carpendo i segreti direttamente nella mente dei magnati, introducendosi nei loro sogni, un gruppo di professionisti ai limiti della legge vende i propri servigi testando questa affascinante quanto improbabile attività direttamente sui futuri acquirenti.
A Dom Cobb (Di Caprio), il ladro più abile tra tutti gli "estrattori", viene però chiesto di innestare un'idea anziché rubarla.
Questa la breve premessa che c'introduce nell'universo immaginato da Nolan, dove “il parassita più resistente è un'idea”, dove i sogni possono essere condivisi da più persone contemporaneamente, dove le difese del nostro subconscio contro le intrusioni esterne indossano giacca e cravatta sparando con armi di grosso calibro.
Quest'ultimo particolare sintetizza in buona sostanza uno dei 3 aspetti più originali del film: ci troviamo di fronte al più sofisticato degli action movie, dove gli scatenati inseguimenti, le sparatorie e le scazzottate acquistano, paradossalmente, una nuova credibilità perché si svolgono nelle menti dei protagonisti sognatori. E nei sogni, si sa, tutto è possibile.
Anche al cinema tutto è possibile e qui sta il doppio gioco di Nolan: il “sogno nel sogno” prende vita sia all'interno della storia che sul grande schermo. E lo show è assicurato.
Il secondo aspetto originale è che troverete personaggi very cool, primo fra tutti il Falsario, capaci di spiegarvi in quattro e quattr'otto le teorie junghiane meglio del vostro psicanalista e sicuramente in modo meno tedioso.
Detto così sembrerà un tantino sincopato e forse non del tutto credibile, ma la qualità tecnica e artistica dell'insieme compenserà qualche buco nella linearità dei concetti esposti.
Ultimo, ma non da meno, il tocco più unico che raro: il personaggio più affascinante non è il "cattivo di turno", perché il cattivo si è preso un turno di riposo e in questo film proprio non c'è.
I pericoli derivano tutti dalla nostra mente, in questo caso dalla mente dell'intenso, tormentato, innamorato, paterno, tenace, Dom Cobb, un Leonardo Di Caprio “straordinariamente in parte”, come si suol dire, capace di dare vita, con la sua coprotagonista femminile, alla parallela trama romantico-drammatica che s'intreccia con quella d'azione.
Non lasciatevi spaventare dai 148' della durata, né dalla presunta "complicanza" del film: è vero che a volersi addentrare nella psiche umana il viaggio risulterà lungo e insidioso con rischio di perdersi nei suoi meandri, ma per gli amanti dello spettacolo in grande stile non ci sarà tempo di annoiarsi né di porsi troppe domande sul perché e sul per come.
Uscirete dalla sala con qualche dubbio ancora in testa (induzione al senso critico che non guasta), apprezzando la raffinatezza dell'imponenza scenografica e di alcune memorabili sequenze, cogliendo qualche citazione un po' archetipica (l'Architetto si chiama Ariadne) un po' cinefila (inseguimenti sulla neve alla 007), ammirati per la resa scenica di Di Caprio e della Cotillard (che bello vedere attori che sanno recitare anche in un film d'azione!), con, infine, la certezza assoluta di esservi divertiti. E, insomma, non è poco.
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