martedì 20 febbraio 2007

Adatto ai bambini (Una notte al museo)

Perso il turno di scegliere che film andare a vedere, mi è toccata la visione di “Una notte al museo”. E’ il tipo di commedia in cui gli americani si sono specializzati, basata su una storia semplice, su una manciata di effetti speciali, sull’attore principe del genere. La storia è presto detta: un padre divorziato e inconcludente, pur di non perdere la stima del figlio, accetta di fare il guardiano notturno al Museo di Storia Naturale di N. Y., non sapendo che una magica tavoletta egizia, da mezzanotte all’alba, ridona vita ai vari personaggi di cera e agli animali impagliati esposti, con tutta una serie di gag che da questa situazione può scaturire. Gli effetti speciali fanno da contorno muovendo sapientemente uno scheletro di tirannosauro e una carica degna di “Jumanji”, mentre al centro di tutto troviamo Mr. Ben Stiller, che sfoggia il suo repertorio di occhioni azzurri sgranati e sorrisi imbarazzati, perfettamente a suo agio come una ciliegina sulla torta (i cui canditi sono Robin Williams e Owen Wilson). Pur apprezzando il fatto che Stiller sa dare un tocco di classe al genere demenziale, avrei avuto una decina d’altri film da vedere su grande schermo piuttosto che questo… ma concedo che due o tre battute, Dick Van Dyke che si muove come un ragazzino a 82 anni(!) e, soprattutto, le risate gorgoglianti dei bambini presenti in sala, possono anche valere il prezzo del biglietto.
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mercoledì 17 gennaio 2007

Armonia geometrica (La ricerca della felicità)

Da un lato, abbiamo una storia classica della “leggenda” americana: il mito del self made man. Dall’altro, un livello qualitativo molto elevato sia dal punto di vista artistico (in primis, Will Smith e suo figlio) che da quello tecnico (sceneggiatura, fotografia, musica, montaggio... sembra tutto ineccepibile). Dall’altro ancora, abbiamo Gabriele Muccino, un “giovane” regista italiano che sa fare il suo mestiere (perché di questo si tratta) sia in patria che oltre oceano, dimostrando finalmente che unire la lezione dei grandi registi italiani del passato con la cultura americana è possibile, e con risultati brillanti. Così formiamo un triangolo equilatero i cui vertici, combaciando perfettamente, creano un film che ci sa coinvolgere, a livello emotivo, su più di un piano: per la sua storia così umanamente commovente (e vicina a noi più di quanto sembri), per la bravura indiscussa di Will Smith, per tutto ciò che sta intorno ed è sapientemente diretto da un regista che di suo, a livello verbale, ha evidenti difficoltà di espressione, ma a livello di linguaggio cinematografico-visivo sa farsi capire e sa comunicare alla grande. Assolutamente consigliato agli spettatori che non hanno paura d’immedesimarsi, soffrendo e sperando col protagonista… E assolutamente consigliato ai giovani registi e sceneggiatori italiani: ora è dimostrato che la loro ricerca della felycità può tradursi in qualcosa di ben fatto per il Cinema e per chi lo ama, purché ci si metta a… correre.

Peccato: si poteva fare meglio (Eragon)

La trasposizione cinematografica di un’opera letteraria presenta sempre insidie e difficoltà, ma non è un’impresa impossibile. Si può ottenere un risultato godibile e soddisfacente in svariati casi: sia che si mantengano i personaggi principali e alcune tracce fondamentali, discostandosi per due terzi dal testo originale (es. Il diario di Bridjget Jones), sia che si abbia un’aderenza totale che traduca perfettamente in immagini l’intero libro (es. Io non ho paura), sia che la riduzione, seppur evidente, resti fedele non solo al testo, ma soprattutto allo spirito e alle suggestioni di cui è impregnato (es. l’ultimo Orgoglio e pregiudizio)… Perché le cose funzionino serve principalmente una cosa: l’ispirazione… E questa sembra mancare quasi totalmente sia allo sceneggiatore che al regista di Eragon. Certo, non possiamo pretendere che a dirigere questi film di genere si trovi sempre un appassionato amante come Peter Jackson… ma persino una pellicola con minori pretese come Dragonheart (1996) fa miglior figura come storia di draghi. Invece qui non bastano il cast (secondo me) azzeccato e i buoni effetti speciali a supplire la regia (ripeto) poco ispirata e le lacune che la storia presenta (peggiorate da un montaggio i cui tagli risultano a volte troppo evidenti e ingiustificati). Alla base si aveva la storia di un viaggio di formazione volto a trasformare un giovane tranquillo in un nobile ed eroico Cavaliere dei Draghi. Passando attraverso un’empatia profondissima con la sua dragonessa, incontri con personaggi misteriosi e potentissimi, numerosi pericoli e il difficoltoso apprendimento non solo dell’arte della spada, ma anche delle arcane e complesse parole magiche, si arrivava ad un’epica battaglia che ridonava speranza ad un mondo vessato da un temibile e malvagio imperatore… Tutto questo bel materiale classico, in cui affondare a piene mani, si riduce a 104 minuti (quale film oggi dura meno di 2 ore?) in cui tutto precipita, con giustificazioni appena abbozzate, verso la battaglia finale, in cui i personaggi non acquistano lo spessore dovuto, in cui la semplificazione della storia la priva anche del suo fascino originario. Buono per spettatori dai 6 ai 14 anni; gli altri avranno senza dubbio visto, e/o avrebbero voluto vedere, di meglio.
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lunedì 9 ottobre 2006

Questione di buon gusto (Lady in the Water)

Sono uscita dalla sala con la piacevole sensazione di essermi tolta uno sfizio, come quando si mangia un gelato con tutti i tuoi gusti preferiti. E Lady in the Water, di gusti, ne appaga parecchi. Il gusto per il mistero, il mito, la fiaba: il tema del soprannaturale nel quotidiano ritorna in modo mirabile, andando a risvegliare il bambino ch'é in noi e ridando speranza all'adulto disilluso che siamo diventati. Il gusto per l'ironia: già all'apparire dei primi personaggi s'intuisce che non mancherà un pizzico di ridicolo, ma di quello sano, che ci fa sorridere in modo intelligente. Il gusto per la suspance: 3 o 4 salti sulla poltrona sono più che garantiti e al momento giusto, sia che vengano preparati da sapienti inquadrature, sia che arrivino del tutto inaspettati. Il gusto per la buona recitazione: Paul Giamatti è indubbiamente bravo e assolutamente perfetto nel ruolo del protagonista, affiancato da una magnetica Bryce Dallas Howard e da molti colleghi che fanno bene il loro mestiere anche in pochissime inquadrature... Insomma, 10 e Lode a Shyamalan: la morale di Lady in the Water non sarà nuova, ma ha un valore ottimo, che viene rinverdito ed esaltato da un film che sa di buono nel suo complesso (regia, sceneggiatura, intera confezione tecnica...). E anche un grazie a questo regista che stavolta ha saziato un po' tutti gli appetiti: quelli del cuore e quelli della mente.
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