
E' consolante vedere come, anche in vecchiaia, si possa ritrovare un'ispirazione, un guizzo di gioventù, un sollievo dalla pesantezza del tempo che passa.
E' quello che è capitato al Woody Allen fine umorista e che, di conseguenza, fa capitare anche al protagonista del suo ultimo film BASTA CHE FUNZIONI.
Boris Yelnikoff è un sessantenne, ex fisico quantistico, che ha sfiorato il nobel e che vive nella sua torre d'avorio fatta d'intelligenza superiore - completamente sprecata-, caos totale, misantropia, attacchi di panico e disprezzo verso il prossimo.
A quest'uomo terribile, per indulgenza di un destino beffardo ma benevolo, viene data una doppia chance di ritrovare l'armonia. Più consolante di così...
L'alter ego ci parla e ci diverte in perfetto stile Alleniano. Quello stile inconfondibile che tanto piaceva a noi cultori del prolifico regista, che ha fatto la sua fortuna e che qui ritorna brillantemente rispolverato come il figliol prodigo torna alle sue radici.
Bisogna ammetterlo: un po' di nostalgia delle sue caratteristiche paranoie newyorkesi, dei suoi quadretti borghesi così paradossali, della sua ironia mordace e surreale, l'avevamo.
Eccoci ripagati dal caro, vecchio Woody che “torna a deliziarci”, come si suol dire, con una commedia “alla Allen” dove mette in scena tutta la sua sagace dialettica di un tempo e porta all'eccesso, ma in modo divertente, la sua tipica critica al grottesco della varia umanità occidentale.
Usa anche il suo protagonista per auto-celebrarsi come non mai, dichiarando su pellicola che esclusivamente lui (Boris/Woody) possiede una “visione d'insieme”.
Un tantinello presuntuoso, ma... vabbè, glielo perdoniamo solo perché ci ha fatto tanto ridere in passato e c'è riuscito ancora una volta, nonostante tutto.