mercoledì 15 luglio 2009

UNA NOTTE DA LEONI - Stupefacente

Prendete l'umorismo un po' greve di Animal House, quello più elegante e sottile di Fandango e un pizzico di surreale da Cose molto cattive. Ora shakerate il tutto.
Se siete degli abili barman, ne verrà fuori il perfetto cocktail che il regista Todd Phillips e gli sceneggiatori Jon Lucas e Scott Moore hanno saputo servire a noi che ci ubriachiamo col grande schermo.
Regalandovi la visione di questa folgorante commedia, uscirete dal cinema ebbri di contentezza.
Proibito essere astemi quando gli ingredienti del cocktail sono montaggio ritmato, attori in parte, battute brillanti, situazioni paradossali e risate, risate e ancora risate. Sane, genuine e gustosissime.
Il pretesto del viaggio-sballo per l'addio al celibato non è nuovo, nella filmografia americana. Ma qui è reso originale dalla solidità di una sceneggiatura e dal brio di una regia che non ti lasciano un minuto di pausa, trascinandoti in una corsa contro il tempo e a ritroso, in una giostra popolata da personaggi di volta in volta assurdi, imprevedibili e, comune denominatore, divertentissimi. Sembrava la solita commediola senza sostanza, e invece no, la sostanza c'è e ha un buon sapore.
Bevete d'un fiato Una notte da leoni: sbornia sì, ma di classe!

CORALINE e la Porta Magica

Questa affascinante pellicola in stop-motion, dalla perfetta realizzazione tecnica e registica (by Henry Selick di Nightmare before Christmas, n.d.r.), sa mantenere tutte le aspettative che un racconto di suspense, in equilibrio tra sogno e realtà, ci può trasmettere.
Superbamente diviso tra brivido e stupore, lo spettatore viene attirato nel mondo di Coraline, una ragazzina “tosta” e annoiata dalla forzata solitudine, che casualmente scopre una realtà parallela.
Qui la vita imita il suo quotidiano, ma in modo molto più colorato, divertente, allettante. Almeno in apparenza.
Gli aspetti più terrificanti della storia, tratta dall'omonimo romanzo di Neil Gaiman, vengono svelati man mano con buon ritmo e giusta dose di tensione.
E non ci vengono risparmiati solo perché i possibili spettatori sono dei bambini.
A loro non viene nascosto nulla, né dei genitori distratti (moderno incubo di solitudine fanciullesca), né gli oscuri misteri che si celano dietro un aspetto ingannevole, né la malvagia potenza di una matrigna possessiva e crudelissima.
Brividi a volontà vengono elargiti ai piccoli che, col loro sguardo avido di meraviglie, accompagneranno Coraline nella sua avventura.
E alla fine verranno ripagati, tanto dalla bellezza delle immagini, quanto dalla vittoria, come è giusto che sia, della protagonista in lotta contro surreali avversità.
Agli adulti, intanto, il compito assai facile di afferrare la morale... e farne tesoro.

giovedì 16 aprile 2009

Ponyo sulla scogliera

Il genio dell’animazione giapponese Hayao Miyazaki ha donato tratti indimenticabili a personaggi della nostra infanzia quali Heidi, Anna dai capelli rossi, Lupin III, Conan ragazzo del futuro
Ci ha regalato lungometraggi intrisi di fascino arcano, onirico e stupefacente come Nausicaa della Valle del Vento , Principessa Mononoke, La città incantata e Il castello errante di Howl.
Ora torna a farci omaggio di un’opera, interamente disegnata a mano in piena era digitale, delicata e deliziosamente poetica, puro piacere per gli occhi e carezza per l’anima.
In questa storia di mare, magia e amicizia, dove la pesciolina rossa del titolo vuol diventare umana per stare col suo piccolo amico Sosuke, causando burrasche e non pochi guai in una tranquilla cittadina portuale, tutto è giocato con lieve, colorata, poetica, accattivante dolcezza.
Non manca l’accenno ecologico tanto caro al maestro Miyazaki, che da sempre ha molto a cuore i temi della Natura (come anche quelli della Pace, e dell’accettazione del diverso da sé), ma manca completamente il cattivo…
Particolarità alquanto bizzarra che rende ancor più magico il tutto, come un allegro acquarello fanciullesco in cui perdersi senza timore, in cui tuffarsi senza riserve ammirando le vivaci tonalità rasserenanti. Godetevi, dunque, un po’ di tranquillità e senza rinunciare al buon gusto.

giovedì 12 marzo 2009

THE MILLIONAIRE – Oscar meritati

Giusto una decina di voi non sarà ancora andata al cinema a vedere questo film. Al massimo 5 o 6 non avranno letto mai nulla su questa pellicola. Non più di 2 o 3 saranno all’oscuro del fatto che ha trionfato alla notte degli Oscar.
E’ a questo sparuto manipolo di anime perse che dico: CORRETE in sala!
Senza avere un regista americano, senza avere una produzione hollywoodiana, senza avere un cast stellare, senza intitolarsi Titanic, The Millionaire vince 8 statuette dopo essere rimasto in prima visione da dicembre a marzo. Un motivo ci sarà.
E c’è. C’è un’intera serie di buoni motivi.
L’ossatura della trama: povertà, lealtà, violenza, speranza, amore. Possono bastare elementi molto semplici per fare grande una storia.
La muscolatura, la forza motrice della pellicola: degli attori – anche i bambini – intensi e credibili, un montaggio rapido e senza intoppi, una regia vivace e puntuale, una bellissima colonna sonora (questi ultimi tre elementi quasi una costante per Danny Boyle, regista inglese di Trainspotting).
L’arteria principale: una sceneggiatura senza tempi morti. Corre dall’inizio alla fine del film trasportando la sua linfa vitale: un susseguirsi di situazioni che alternano orrore a meraviglia, strappandoci lacrime e sorrisi, suscitando rabbia e poi sollievo, tensione e poi esultanza.
L’epidermide: un’ambientazione fin troppo cruda e scomoda, seppur romanzata, nell’India meno esotica, fotografata coi suoi colori sgargianti, ma senza la patina da travel magazine, nella sua vita di strada e miseria.
Il cuore del film? Un pretesto: un destino prima crudele e poi beffardo che sa premiare chi ha fede in una meta da perseguire.
Guardate The Millionaire con interesse e un pizzico di aspettativa (che non andrà delusa), come guardereste una persona dal fascino discreto, complesso, schietto e misterioso al tempo stesso… e rischiate d’innamorarvene.

venerdì 6 marzo 2009

TWILIGHT – in seconda visione

Ai pochi che non l’hanno ancora visto posso solo dire che non bisogna essere snob.
Se riuscite a liberarvi da facili preconcetti sulle storie che hanno dei diciassettenni come protagonisti e se subite almeno in parte il fascino di Dracula, potreste trovare in questa pellicola un qualche pregio.
Può sempre incuriosirvi la storia, tratta dall’omonimo best seller di Stephenie Meyer, di una giovane dei nostri giorni, solitaria e riservata, attratta da un vampiro suo (si fa per dire) coetaneo che, per buona salute della ragazza, sta domando la propria natura e si nutre solo di sangue animale e non umano… Originalità, questa, che non salva del tutto la fanciulla dal pericolo: è pur sempre una storia di non-morti e non tutti sono “vegetariani”.
Da un punto di vista tecnico, notevole la fotografia, dai toni freddi e sgranati, che rende un buon servizio all’atmosfera ombrosa del film. Niente male il montaggio e la colonna sonora, in generale ben amalgamati e addirittura ottimali nella godevolissima sequenza della partita di baseball.
Buona la regia nel complesso perché non si perde in grosse sbavature, ma anzi mantiene un tono “minimalista” nel presentarci, senza calcare eccessivamente la mano, questa storia di vampiri dei nostri giorni.
A non farne la confezione perfetta che poteva essere concorre la sceneggiatura: persino senza aver letto il libro, in alcuni punti sembrerà frastagliata, e il mancato raccordo tra le situazioni rischia d’infastidire. Anche i due protagonisti, seppure adeguatamente affascinanti, rischiano d’infastidire perché ancora un tantino acerbi in fatto di recitazione.
Speriamo migliorino nel sequel.

Dopo il letargo

Ho latitato. Ogni tanto capita. Riparto con un paio di seconde visioni, tanto per recuperare un po’ di lavoro arretrato…

venerdì 14 novembre 2008

MAMMA MIA! - ripescaggio -

Non si tratta di improvviso buonismo. Semplicemente, la scelta delle ultime pellicole viste non era pilotata verso il capolavoro, bensì verso un buon prodotto d’intrattenimento.
E anche il musical MAMMA MIA! non ha deluso le aspettative. Anzi.
Nell’esile trama imbastita e cucita addosso alle meravigliose canzoni degli ABBA, tutte da riscoprire, troverete una serie di solari e spensierati motivi per dimenticare le tristezze della vita quotidiana e godervi il vostro meritato paio d’ore di svago.
Nel brillante contorno di un'isoletta greca, nelle belle voci di un’insolitamente allegra Meryl Streep e della giovane e angelica Amanda Seyfried, nelle vivaci coreografie dei balletti, nel trascinante e catartico ritmo d’indimenticabili melodie tipo “Dancing Queen”, avrete plausibili giustificazioni per sgranare gli occhi e sorridere compiaciuti di tanta leggerezza.
Il montaggio ha forse un po’ di sbavature e nel cast spadroneggiano le donne mentre gli uomini gigioneggiano, ma va bene così. Il resto è soltanto buona musica, emozione, allegria.
E ogni tanto ci vuole.