giovedì 6 gennaio 2011

HARRY POTTER e i Doni della Morte - Parte I

La furbata di dividere in due l'ultimo capitolo cinematografico della saga di Harry Potter per raddoppiare gli incassi al botteghino, marciando sulle aspettative dei fan, va presa per quel che è: un'ottima operazione commerciale messa in atto da chi sforna film per fare soldi.
Sdegnarsi è inutile. Anzi.
Superata la scocciatura di dover pagare due volte l'esorbitante prezzo del biglietto, a noi appassionati di fantasy della prima ora questa scelta non deve dispiacere più di tanto.
Raddoppiando anche il tempo a disposizione per raccontare in immagini l'universo di lady J. K. Rowling, non avremo più modo di lamentarci per i dolorosi tagli a passaggi fondamentali e per gli spaventosi buchi di sceneggiatura messi tristemente in atto nel precedente H. P. e il Principe Mezzosangue.
Fatte comunque un minimo di concessioni al linguaggio e all'impianto drammaturgico del grande schermo rispetto al testo scritto, questa prima parte de I Doni Della Morte risulterà alquanto soddisfacente.
Ritmi e atmosfere sono abbastanza aderenti al libro, le scene chiave vengono rispettate, la fotografia è ottima, gli effetti speciali non prendono il sopravvento a discapito della storia (che, va detto, a questo punto è comprensibile solo a chi ne sa già qualcosa) e alcune soluzioni visive sono addirittura eleganti, come la mirabile sequenza animata della fiaba dei tre Doni.
La recitazione del protagonista è ancora una volta al di sotto delle aspettative e la bella Emma Watson riesce sempre (ma ci vuol poco) a rubare la scena ai suoi coetanei proprio come il suo personaggio Hermione fa di default nei libri, ma tutto il resto merita di essere visto.
E, a quasi due mesi dall'uscita, è ancora possibile farlo in qualche cinema.

domenica 2 gennaio 2011

RAPUNZEL – la “magia Disney” si rinnova

E va bene: cantano.
A Roma c'è il Colosseo, a New York la Statua della Libertà e nei cartoni Disney le canzoni: sono realtà inamovibili.
Paghiamo il piccolo dazio alle inevitabili performance musicali sempre con la stessa sequenza (eroina/strega/coro da taverna/duetto) e andiamo oltre.
Non ce ne pentiremo.
L'originale Raperonzolo dei Fratelli Grimm è un'altra cosa, ma la rivisitazione della fiaba è lo stesso ben riuscita, con una sceneggiatura dinamica e brillante da un lato, tenera e poetica dall'altro, proprio con quel giusto equilibrio tra divertimento e spunti di riflessione non sempre facile da raggiungere.
La conversione alla computer-grafica nell'elaborazione dei fondali e nei particolari non toglie troppo al magico tocco del “disegno alla Disney” e anzi lo arricchisce nello spettacolare tripudio di dettagli e virtuosismi scenografici, vera festa per gli occhi.
La resa dei personaggi è convincente, la coreografia delle scene d'azione è ritmata a puntino, la cura delle espressioni facciali e dei dialoghi da brioso action-movie è ottimale.
Anche gli immancabili animali che affiancano i protagonisti sembrano rinnovarsi in un più moderno omaggio alla caratterizzazione in stile Anime giapponese, specialmente nel camaleonte “da compagnia” di Rapunzel, mentre il temibile destriero da battaglia Maximus, che fa da nemesi al fascinoso ladro Flynn Ryder, è uno spassoso e godibilissimo mix tra famosi predecessori equini (primo fra tutti il cavallo Sansone de La Bella Addormentata Nel Bosco) e un integerrimo cane poliziotto.
Non c'è dunque da restare delusi ed è perciò consigliata la visione di questo 50° film animato della storica casa cinematografica... perlomeno in dvd, dato il ritardo di questa mia recensione.

martedì 2 novembre 2010

CIAK & INCEPTION: quando un sogno diventa realtà

Tra i circa 2.000 lettori che hanno inviato la loro recensione di INCEPTION alla nota rivista di cinema, CIAK ha selezionato 25 fortunati da premiare con la mitica trottola di Cobb formato portachiavi e la pubblicazione di alcuni stralci delle critiche vincenti nel numero di Novembre.
A pag. 5, in mezzo a quei 25 nomi c'è anche il mio - Catia Pieragostini, Bologna - mentre qui di seguito riporto la recensione che ho dovuto ridurre a 1500 battute per poter partecipare. Quando il sogno (tra scrittura e cinema) diventa realtà...



E' meno innovativa di MEMENTO e meno impeccabile di THE PRESTIGE, ma l'ultima fatica di Nolan merita senza dubbio una visione su grande schermo.
Nell'immediato futuro lo spionaggio industriale si pratica carpendo i segreti direttamente nella mente dei magnati, introducendosi nei loro sogni. A Dom Cobb, ladro più abile tra tutti gli
estrattori, viene però chiesto di innestare un'idea anziché rubarla.
Questa la premessa d'INCEPTION: qui “
il virus più resistente è un'idea”, i sogni possono essere condivisi da più persone contemporaneamente, le difese del nostro subconscio indossano giacca e cravatta sparando con armi di grosso calibro.
E' il più sofisticato degli action movie dove inseguimenti, sparatorie e scazzottate acquistano nuova credibilità perché si svolgono nelle menti dei protagonisti sognatori. Nei sogni, si sa, tutto è possibile, come al cinema, e il
sogno nel sogno prende vita sia all'interno della storia che sul grande schermo.
Qui personaggi come il Falsario spiegano in due parole le teorie junghiane meglio del vostro psicanalista, con
qualità tecnica e artistica dell'insieme a compensare qualche buco nella linearità dei concetti esposti.
Infine, bando al cattivo di turno che qui non c'è: i pericoli derivano tutti dalla nostra mente, cioè dalla mente del tormentato/tenace Cobb-Di Caprio, davvero
in parte nel dare vita, con la Cotillard, alla parallela trama romantico-drammatica fusa con quella d'azione.
Un imponente, raffinato, intenso gioco di scatole cinesi...

domenica 31 ottobre 2010

CATTIVISSIMO ME - adorabile semplicità

Graficamente appagante e molto ben riuscita nella caratterizzazione dei personaggi, questa pellicola animata inaugura con delicata simpatia la sfida che la Universal lancia alle “veterane” DreamWorks e Pixar.
Non sarà un capolavoro di meravigliosa ed esilarante originalità come tanti tra i titoli delle due Case appena citate, ma 'Cattivissimo Me' presenta comunque innumerevoli occasioni di sorriso come di tenerezza, nonché piacevoli e gustose soluzioni di sceneggiatura.
In un mondo dove è aperta la gara tra chi è il più cattivo di tutti ed esiste una banca che segretamente incentiva i più fantasiosi crimini contro l'umanità, il crudele di professione Gru si contende il primato di miglior “despicable” col più giovane Victor/Vector.
Per vincere la sfida e portare a termine un'impresa impossibile (rubare la luna), i due si combattono con l'ausilio di stupefacenti tecnologie, finché Gru non intuisce che avrà bisogno di un insospettabile elemento umano (ovvero tre orfanelle) per poter penetrare nella fortezza del rivale e privarlo di uno straordinario miniaturizzatore.
Ma l'elemento umano, si sa, è il più imprevedibile di tutti, recando con sé effetti collaterali che vanno a minare gli insani principi di inossidabile cattiveria del nostro Gru...
Questa storia assai lineare e già nota è però trattata con giusto brio e misurato buongusto e ha una nota di merito non da poco nel presentare finalmente tutte gag comprensibili non solo dal pubblico adulto, ma anche e giustamente dai bambini.
Persino le numerose citazioni cinefile (una per tutte, la scena allo specchio di Taxi Driver “Stai parlando con me? No dico, stai parlando con me? ”) sono confezionate in modo impeccabile perché possano suscitare le risate dei più piccoli e questo è senza dubbio un pregio non trascurabile.
Oscar alla simpatia, infine, per l'esercito dei Minions, gli ominidi gialli tuttofare nel laboratorio segreto di Gru: un perfetto incrocio tra gli Umpa Lumpa di Willy Wonka e i Little Green Men di Toy Story davvero spassoso.
Pubblicato anche su MyMovies.it

martedì 5 ottobre 2010

INCEPTION - Il sogno secondo Nolan

Sebbene meno sobrio, rigoroso e innovativo di MEMENTO, con un meccanismo non del tutto perfettamente oliato rispetto all'impeccabile costruzione di THE PRESTIGE, quest'ultima fatica del regista e sceneggiatore Christopher Nolan merita senza dubbio una visione su grande schermo.
In un futuro nelle nostre immediate vicinanze, dove lo spionaggio industriale si pratica carpendo i segreti direttamente nella mente dei magnati, introducendosi nei loro sogni, un gruppo di professionisti ai limiti della legge vende i propri servigi testando questa affascinante quanto improbabile attività direttamente sui futuri acquirenti.
A Dom Cobb (Di Caprio), il ladro più abile tra tutti gli "estrattori", viene però chiesto di innestare un'idea anziché rubarla.
Questa la breve premessa che c'introduce nell'universo immaginato da Nolan, dove “il parassita più resistente è un'idea”, dove i sogni possono essere condivisi da più persone contemporaneamente, dove le difese del nostro subconscio contro le intrusioni esterne indossano giacca e cravatta sparando con armi di grosso calibro.
Quest'ultimo particolare sintetizza in buona sostanza uno dei 3 aspetti più originali del film: ci troviamo di fronte al più sofisticato degli action movie, dove gli scatenati inseguimenti, le sparatorie e le scazzottate acquistano, paradossalmente, una nuova credibilità perché si svolgono nelle menti dei protagonisti sognatori. E nei sogni, si sa, tutto è possibile.
Anche al cinema tutto è possibile e qui sta il doppio gioco di Nolan: il “sogno nel sogno” prende vita sia all'interno della storia che sul grande schermo. E lo show è assicurato.
Il secondo aspetto originale è che troverete personaggi very cool, primo fra tutti il Falsario, capaci di spiegarvi in quattro e quattr'otto le teorie junghiane meglio del vostro psicanalista e sicuramente in modo meno tedioso.
Detto così sembrerà un tantino sincopato e forse non del tutto credibile, ma la qualità tecnica e artistica dell'insieme compenserà qualche buco nella linearità dei concetti esposti.
Ultimo, ma non da meno, il tocco più unico che raro: il personaggio più affascinante non è il "cattivo di turno", perché il cattivo si è preso un turno di riposo e in questo film proprio non c'è.
I pericoli derivano tutti dalla nostra mente, in questo caso dalla mente dell'intenso, tormentato, innamorato, paterno, tenace, Dom Cobb, un Leonardo Di Caprio “straordinariamente in parte”, come si suol dire, capace di dare vita, con la sua coprotagonista femminile, alla parallela trama romantico-drammatica che s'intreccia con quella d'azione.
Non lasciatevi spaventare dai 148' della durata, né dalla presunta "complicanza" del film: è vero che a volersi addentrare nella psiche umana il viaggio risulterà lungo e insidioso con rischio di perdersi nei suoi meandri, ma per gli amanti dello spettacolo in grande stile non ci sarà tempo di annoiarsi né di porsi troppe domande sul perché e sul per come.
Uscirete dalla sala con qualche dubbio ancora in testa (induzione al senso critico che non guasta), apprezzando la raffinatezza dell'imponenza scenografica e di alcune memorabili sequenze, cogliendo qualche citazione un po' archetipica (l'Architetto si chiama Ariadne) un po' cinefila (inseguimenti sulla neve alla 007), ammirati per la resa scenica di Di Caprio e della Cotillard (che bello vedere attori che sanno recitare anche in un film d'azione!), con, infine, la certezza assoluta di esservi divertiti. E, insomma, non è poco.
Pubblicata anche su MyMovies.it

sabato 25 settembre 2010

SHREK ci lascia... insoddisfatti

Nelle sale potete ancora trovarlo e i vostri figli ancora vi chiedono di portarli a vederlo.
Così ce li dovrete accompagnare, anche se già il terzo capitolo non vi era piaciuto granché con gli sceneggiatori che denotavano un netto calo di fantasia proprio nel territorio dove la fantasia dovrebbe regnare sovrana.
E se Shrek 3 non reggeva minimamente il confronto con i primi due, questo quarto e (si spera) ultimo episodio dell'orco più famoso del pianeta soddisfa a malapena i criteri minimi per giustificare la spesa del biglietto (sempre più esorbitante).
Con l'inserimento di un unico nuovo personaggio (un cattivo da manuale senza infamia e senza lode) e lo spostamento dell'azione in una realtà “altra” (con rischio di paradosso temporale che vi costringerà a dare spiegazioni in corso ai più piccini), la DreamWorks stavolta perde la gara dei sequel contro la Disney-Pixar (Toy Story 3 è un capolavoro).
Shrek con la crisi di mezza età e Fiona a capo di orchi guerrieri, ma sempre principesca, sono di nuovo alle prese col “bacio di vero amore”, però senza più brio, irriverenza, originalità.
Voto personale 2 stelle e ½, ma ai vostri figli piacerà, con commenti che oscilleranno da “Ve l'avevo detto io che era bello!” a “Beh, pensavo peggio.”
Chi si accontenta...
Pubblicato anche su MyMovies

martedì 7 settembre 2010

IL CONCERTO VS Il rifugio


Accostamento per differenze in questa duplice recensione dove i film presi in esame hanno in comune solo la brevità del titolo, in entrambi i casi di due parole una delle quali è l'articolo "il".
Per il resto è come paragonare un cigno ad un ramarro.
Quelli di voi che preferiscono la seconda bestia alla prima, possono sicuramente apprezzare Il Rifugio, un esempio eclatante di come giovani autori francesi, credendo di avere talento, tentino di replicare l'arte di Truffaut e la poesia di Rohmer senza minimamente riuscirci.
Si buttano sull'intimismo di maniera, convinti che, per accontentarci, basti mettere in scena 4 gatti facendoli drogare, ingravidare, morire, accoppiare (secondo le tre possibili varianti: etero, omo e bisex), senza curarsi che il tutto, data la povertà dei dialoghi, risulti privo di reali conflitti interiori mai veramente approfonditi.
Ma questi francesi si sbagliano. Noi spettatori vogliamo di più!
A molti di noi piacciono i cigni, quei superbi animali che da brutti anatroccoli si trasformano in meraviglie della natura.
A chi cerca la meraviglia consiglio dunque IL CONCERTO, ancora reperibile in seconda visione, una pellicola che non ha bisogno né di effetti speciali, né di fotografia patinata, né di attori famosi per essere considerata un film bello come un cigno.
Il genio ironico di Radu Mihaileanu (già autore dell'originale Train de vie) ci offre ancora una volta la possibilità di sorridere (o anche di ridere) dei suoi affreschi sociali, microcosmi nel macrocosmo, che tanto bene sa dipingere con brevi e fresche pennellate. Accostando il suo talento per la commedia dolceamara ad emozioni forti e commoventi, è capace di esaltare lo spettatore.
Col solito gusto per la sceneggiatura brillante, sagace e di qualità, che narra di simpaticissimi disperati votati per sopravvivenza ad imprese impossibili, il regista ci coinvolge stavolta nella realizzazione di un improbabile concerto per violino (il N. 1 di Čajkovskij) ad opera di un'eterogenea, caleidoscopica e del tutto fittizia orchestra del Bolshoi di Mosca.
A metterla insieme, per poter suonare a Parigi sostituendo quella vera, è il maestro Andreï Filipov, un tempo grande direttore di fama mondiale, ora umiliato e degradato per mano del regime comunista dall'epoca di Brežnev.
In cerca di riscatto personale e con un duplice e profondo desiderio di chiudere i conti con il proprio passato, il maestro viene fiancheggiato da sublimi personaggi di contorno, che a tratti gli rubano la scena, in una girandola di avvenimenti sempre più incalzanti dove l'altro onnipresente protagonista è la passione.
In questo caso, la passione che solo la Musica con la "M" maiuscola sa ispirare, che ci travolge fin nel profondo e che qui trova la sua massima espressione proprio nel coinvolgente e straordinario concerto del titolo.
Un concerto che consiglio anche al regista François Ozon: che esca dal suo miserabile rifugio e lo vada a vedere ed ascoltare per capire come va fatto un film.